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Psicoterapia on line

Dottoressa Assunta Bona

Sono  psicoterapeuta di formazione junghiana, e  terapeuta della coppia e della famiglia di formazione sistemico-relazionale.


Sono iscritta all'ordine degli psicologi del Lazio dal 1993 (a seguito della istituzione, nel nostro paese, del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli  Psicologi  e della conseguente pubblicazione dell’Albo professionale) e autorizzata ad esercitare l'attività di psicoterapeuta dal 1995.



COME POSSO AIUTARTI

Uno spazio di ascolto possibile

"Io ascolto e dimentico, Io vedo e ricordo, Io faccio e capisco." (attribuito a Confucio, 500 a.C.)   Nel nostro lavoro, tempo e studio di tanta le…
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Confusione, negazione, silenzio o visibilita'?   QUANTI "COMING-OUT" si impongono nella vita? la sessualità infatti può cambiare ed essere riscope…
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Il  mondo Expat

Expat le fasi

EXPAT - Le fasi

DECISIONE-ORGANIZZAZIONE-PARTENZA
Soli, in coppia, l’intera famiglia.



Euforia qui siamo nella prima fase, quella positiva. E deve esserlo in questo momento, quando la scelta è fatta, la decisione presa. E’ una condizione emotiva necessaria, immaginare il dopo, immaginarsi nel dopo sostenuti dal fermento creativo dell’attesa entusiasmo per le opportunità slancio operativo ed organizzativo un momento delicato e difficile ma ispirato da una promessa straordinaria di cambiamento. immaginare la nuova vita, vi fa apparire tutto come “più” rispetto alla vita che vi preparate a cambiare e lasciare. tutto vi sembra possibile e risolvibile.
E’ una scelta di cambio di prospettiva, si tratta di andare via verso una meta definita, prevista o possibile, andare verso un luogo da abitare stabilmente o temporaneamente.

EUFORIA… molte cose, che in quanto reali non potrebbero procurare godimento, possono invece farlo nel giuoco della fantasia, – S. Freud, Il poeta e la fantasia


Raccogliete informazioni, e sono tante da acquisire: identificazione dei luoghi, ricerca di una casa, welfare e servizi del paese che vi ospiterà, scuola per i figli, se ne avete, i bagagli, il trasloco…(tanto per dirne alcune). E’ arrivano gli ultimi giorni : tutto è pronto, la vostra vita di ogni giorno è ordinatamente inscatolata per seguirvi. 

Voi vorreste essere già altrove, alla vita che vi aspetta, non riuscite proprio a sintonizzarvi con le lacrime e il cordoglio di chi vi vede andar via. 

IL VIAGGIO E L’ARRIVO A DESTINAZIONE Emozione e spaesamento Potremmo definirla una fase intermedia, ma ancora positiva, siete felici di essere arrivati, finalmente, ancora fiduciosi e curiosi, solo un po’ stanchi MA, ANCORA SOSTENUTI DA FERVORE OPERATIVO.

In tutto il tempo che ha preceduto la partenza siete stati talmente presi dalla euforia per la scelta fatta e per le aspettative e fagocitati dalla preparazione degli innumerevoli adempimenti e dalla organizzazione della partenza stessa, dal gestire emotivamente i saluti a luoghi e persone che, inevitabilmente, l’impatto con l’arrivo, in quanto momento reale dell’inizio della esperienza di espatrio, nei suoi aspetti pratici , nelle sue risonanze emotive, è stato sottovalutato o, addirittura non previsto o contemplato. Dopo poche o molte ore di aereo, e anche se il luogo di arrivo fosse già noto per esserci stati come turisti, l’arrivo in un nuovo paese è sempre un momento di grande emozione, turbamento, spaesamento. Una sorta di assedio improvviso, “troppi” stimoli da decodificare con codici che non si posseggono: contesti, procedure, linguaggio, e poi temperature, percorsi . Tutte le aspettative tutto quello che è stato immaginato prima del viaggio, viene in un istante, sostituito dal tangibile, dalla realtà. Certamente l’impatto con l’arrivo è diverso se l’esperienza riguarda: -un individuo e una coppia o una famiglia con figli -se c’è già una casa da abitare o la casa è ancora da cercare -se la nuova lingua si padroneggia bene o si balbetta appena e si deve ancora imparare -se il lavoro già vi aspetta o bisogna cercarlo -se qualcuno che conoscete vi aspettava o non conoscete nessuno. Inoltre, SE all’arrivo, nel corso di quell’impatto che dicevamo, è emerso un senso di delusione, magari non meglio identificato, forse subito messo a tacere, un latente dubbio che forse quello che state vedendo e vivendo non è quello che vi aspettavate. Questi tanti ed altri se, faranno la differenza all’arrivo e da quel momento in poi. Come se potessero appannare, inquinare l’ottimismo e il fervore operativo, e, in questo momento non ve lo potete permettere.

Expat la stabilizzazione

EXPAT - La stabilizzazione

l'esiliato è come un acrobata che si muove senza rete (Moro, 2002).
La rete è quella del sistema affettivo e di produzione simbolica condivisa che non funziona più nel nuovo contesto (Goussot, 2010).


La stabilizzazione  e  Il malessere
dopo il frenetico e a volte caotico “fare” dell’inizio le priorità sono soddisfatte e adempiute
-avete una casa ed è più o meno a posto
-avete trovato un lavoro o avete iniziato a lavorare in quello che vi aspettava
-i figli (se ne avete) iniziano la scuola
-vi siete guardati un po’ intorno per identificare i luoghi ed i servizi circostanti
-le giornate sembrano poter avere un ritmo più lento, consueto, state costruendo la vostra nuova routine.

TUTTAVIA…

Proprio nel momento in cui state prevedendo  di  poter entrare finalmente in una condizione di maggior riposo fisico e psico-fisico, di iniziare ad avere più tempo e spazio per voi, iniziare a godervi la nuova vita che avete, con tanta fatica, predisposta, vi rendete conto che non ci riuscite.
All’inizio non ci fate caso, come se ci fosse una risoluta ostinazione nel non tener conto del disagio e del malessere.
Ansia, depressione, inquietudine, un senso diffuso di estraneità,
o una grande fatica ad assolvere il quotidiano, disturbi del sonno, diffusa insofferenza generalizzata, improvviso senso di insoddisfazione.
Le manifestazioni dell’insorgente malessere possono essere le  più diverse.
Spesso si tratta di un indifferenziato senso di perdita, di inadeguatezza , tutto sembra diventare sempre più difficile e faticoso, a volte anche inutile e privo di senso.
Ma al di sopra di tutto, l’euforia, l’ottimismo, l’entusiasmo, la grande energia fiduciosa e vitale che vi  aveva sostenuto fino a quel momento sembra appartenere al passato.

Questo cambio del tono dell’umore, è talvolta abbastanza repentino, altre ancora si inizia ad avvertire piano piano dopo qualche mese, ma soprattutto, non sembra essere conseguente ad avvenimenti o circostanze che ovviamente potrebbero giustificarlo.

Stiamo quindi facendo riferimento ad una situazione in cui le aspettative sono state realizzate e tutta la difficile fase organizzativa conclusa in modo soddisfacente.

Non vi è sembrato e non vi sembra in questo momento di dover fronteggiare particolari criticità emotive, personali. relazionali, linguistiche o di adattamento culturale.

Vi rendete anche conto, ragionevolmente, che, per quanto riguarda queste ultime, ci vuole tempo, più tempo, quello necessario per riuscire ad “integrarvi”.

Quello che vi sta  accadendo, non può essere descritto attraverso una “generalizzazione”, è infatti il precipitato di infinite variabili che ogni persona interpreta, vive, declina in modo assolutamente soggettivo e personale.

Si tratta di un’esperienza intima e profonda che assume per ciascuno ritmi e intensità diverse.

Per  alcuni anche estrema e dolorosa, per altri più sfumata e inintelligibile , ma non per questo meno insidiosa.

Altri ancora  sembrano addirittura non rendersi conto di quanto stanno vivendo.

Ci sono alcune cose che  tuttavia sarebbe importante riconoscere.

Tutti noi sappiamo quanto sia difficile ammettere l’insorgere di un imprevisto stato di malessere, quanto  possa essere vissuto come una debolezza o  sconfitta personale, e che possa creare  allarme e preoccupazione il sentirsi così improvvisamente  e imprevedibilmente fragili in un momento peraltro, tanto impegnativo della propria vita.

Per questo attraversamento inevitabile sono state individuate, di volta in volta, molte, spesso suggestive, definizioni :

shock culturale- blues dell’expat -lutto migratorio……

E’ infatti  di LUTTO che bisogna parlare.

Il lutto è relazionato ad una perdita, a qualsiasi perdita.

Il cambiamento che state vivendo e che  investe l’intero contesto della vostra vita, ha comportato perdite ingenti.

Siete lontani dalle vostre “reti” familiari ed amicali, quelle che sembravano così scontate, così a disposizione quando ne avevate bisogno, quando ogni carico emotivo veniva percepito come più tollerabile dalla possibilità della condivisione.

Oggi  quanta fatica, disorientamento e solitudine nell’affrontare le giornate, separati dagli amici, dalle famiglie, dalle abitudini e routine quotidiane anche di percorsi e luoghi.

All’inizio sembrava solo un arrivederci,  ora iniziate a diventare consapevoli che “avete rinunciato”, interrotto la rassicurante continuità del vostro quotidiano e delle vostre relazioni.

Non ci sono reti che siano lì pronte se cadete.

Avete paura di restare soli, di non partecipare più alle  storie delle quali eravate parte.

La lontananza fisica  amplifica la consapevolezza  della vostra assenza, vi sollecita i ricordi, il rimpianto, la nostalgia.

E poi, , probabilmente, una sorta di ottimistica fiducia nella possibilità che abbiamo ormai di essere “sempre connessi”, vi ha fatto  ritenere che la distanza potesse essere annullata o negata, che ovunque sareste stati in grado, in modo immediato e semplice, di restare in contatto senza  distanze e tempi.

Sedotti da una sorta di fiducioso ottimismo : MAI PIU’ SOLI !

Questo probabilmente ha reso  molto più difficile essere adeguatamente preparati alle separazioni.

Non è un retorico  o nostalgico rimando al passato, ma, probabilmente un dato di fatto, che, in un passato neanche troppo remoto, quando non era a disposizione la tecnologia che sembra aver accorciato distanze e tempi, chi faceva la scelta di partire, di andare a vivere in un altro paese, riusciva a vivere con maggiore acuta consapevolezza emotiva il momento delle separazioni…..da tutti e da tutto.

Forse partiva con più apprensioni, con più tristezza, forse tutto appariva meno facile e più doloroso proprio nel momento dell’andarsene.

Ma per voi è iniziato dopo, sta iniziando ora e ci sono momenti nei quali vi sembra di essere invischiati in un malessere quotidiano che sottrae energie, priva di valore la vita di ogni giorno, rischia di vanificare tutto l’impegno profuso per arrivare fin dove siete arrivati.

Tutto sembra compromesso dall’ansia e  dalla  paura che il vostro progetto di vita sia stato un errore.

E’ importante precisare che l’esperienza dell’espatrio costituisce molto frequentemente un fattore di rischio di destabilizzazione nella vita delle persone e dei nuclei familiari.

Il malessere che vi affatica così tanto e, indubbiamente , vi crea allarme, è una fase, una inevitabile “fase evolutiva”  da attraversare e risolvere, non è una malattia, non è una patologia, è conseguente alla  condizione di maggiore vulnerabilità generata dalle vostre attuali circostanze di vita  oltre che, talvolta aggravata da vostre contingenti  e personali situazioni problematiche.

Per ciascuno ovviamente si manifesta in modo diverso e con diverse tonalità e intensità e questo perché ogni individuo lo vive e percepisce in funzione della propria storia, in modo assolutamente soggettivo.

Expat chiedere aiuto

EXPAT - Chiedere aiuto?

QUANDO 


Quando ci si accorge che, con il passare di “troppo tempo”, il malessere non solo, non accenna a diminuire, ma si traduce invece in uno stato d’animo costante e prevalente.
Quando i sintomi di ansia, o astenia e depressione, insicurezza, paura del futuro, di non essere all’altezza delle richieste quotidiane, si fanno via via più incalzanti e il vostro sonno non è più tranquillo e riposante, e tutto quello che vi sembrava importante e vitale, sembra ora quasi privo di significato,allora è il momento di non sottovalutare, o ignorare, o rinviare il riconoscimento di questa insidia,
è il momento di accettare e riconoscere di aver bisogno di aiuto di ascolto, di condivisione.

COME: A CHI

Rivolgendovi ad uno “specialista” cioè ad una persona abilitata all’esercizio della psicoterapia.
Un professionista che sia inoltre, competente a trattare le specifiche e peculiari problematiche personali e sociali dell’esperienza di espatrio : il cambiamento radicale che individui e nuclei familiari hanno realizzato transitando dal proprio contesto storico di appartenenza ad un contesto nuovo nel quale radicarsi.

La prima cosa da fare è  informarsi e verificare se, nel luogo nel quale  vi siete trasferiti, sia disponibile ed eserciti uno psicoterapeuta italiano.
Perché se è uno/a psicoterapeuta che vive e lavora nel luogo in cui vi siete trasferiti, è un professionista che,  avendo vissuto lo stesso tipo di esperienza è evidentemente in grado di riconoscere e comprendere maggiormente tutto quello che costantemente  dovete  intentare per costruire e definire una possibilità di nuove appartenenze, spesso, di volta in volta, provvisorie.

Perchè ITALIANO: 

la lingua, per quanto infatti, voi possiate padroneggiare perfettamente l’inglese o la lingua parlata nel vostro attuale luogo di residenza, nella condivisione di emozioni e nel racconto di una storia personale, si determina sempre una intraducibilità di questi in un’altra lingua.

E’  assolutamente  necessario  che una psicoterapia si realizzi fra  interlocutori che parlano la stessa lingua e che questa lingua sia la lingua madre.

…Voglio la linguamamma,
con tutti i suoi bei suoni,
che scalda come fiamma,
e non ha paroloni.

La lingua delle storie,
dette da voci amiche,
latte delle memorie,
forti sapienze antiche…(Roberto Piumini)

Qualora non fosse disponibile lì dove risiedete la presenza di  un professionista in presenza,  o per voi possa essere meno agevole per flessibilità di tempi e orari, allora, cercatene uno online con identiche caratteristiche e per le medesime ragioni.

Può trattarsi molte volte di un percorso utile per affrontare e accompagnare per un breve periodo il riconoscimento e la elaborazione dello stato di malessere che state vivendo, per aiutarvi a rintracciare   risorse e modalità necessarie a riorganizzare emotivamente e nella realtà i vostri vissuti e le vostre energie.
Ma, se  la vostra storia personale o un passato problematico e irrisolto, è stato riattivato dalle esperienze attuali, la sofferenza di oggi può tradursi in una  occasione per voi  per intraprendere unpercorso di psicoterapia che vi accompagni in un processo di   riconoscimento e cambiamento profondo.